L’assessore Federico Riboldi presenta il Ddl Sanità che integra le risorse del Fondo sanitario nazionale con 209 milioni di euro di fondi regionali. Un inetrvento che segue la discussione in consiglio e le critiche mosse dalle opposizioni dopo l’aggiornamento dell fabbisogno del bilancio sanitario, deficitario di 209 milioni.
“Dopo il passaggio in Giunta a marzo, il provvedimento è stato ora aggiornato alla luce delle più recenti indicazioni nazionali che hanno ridefinito il fabbisogno complessivo del sistema sanitario regionale, conteggiando anche i meccanismi di payback. Si tratta di uno stanziamento che, come ogni anno, consente di garantire servizi aggiuntivi e fondamentali per il territorio, tra cui i punti di prima emergenza h24, i servizi di urgenza e pronto soccorso nelle zone montane, gli extra Lea, il rafforzamento del personale sanitario e il potenziamento della presa in carico dei pazienti fragili. Con questo Ddl confermiamo una scelta chiara: investire nella sanità pubblica per garantire più servizi e maggiore capacità di risposta ai cittadini… Non siamo di fronte a uno squilibrio, ma a una scelta precisa: rafforzare il sistema pubblico, investendo sulle persone e riducendo progressivamente il ricorso all’esternalizzazione. Non stiamo spendendo di più a caso, stiamo spendendo diversamente: meno privato, più pubblico.
Il provvedimento interviene in modo puntuale sulla copertura del risultato sanitario, sulla perimetrazione della spesa e su misure specifiche per garantire continuità assistenziale e prestazioni aggiuntive, in un contesto nazionale complesso ma con conti regionali solidi e sotto controllo”.
E poi Riboldi dà i numeri: “Il rafforzamento del personale rappresenta uno degli elementi centrali della strategia regionale: in Piemonte si è passati dai circa 55 mila dipendenti del 2019 agli attuali 59 mila, con oltre 4.000 unità in più oltre il turnover. Il costo del personale è cresciuto di oltre 534 milioni di euro, con un’incidenza superiore di circa tre punti percentuali rispetto alla media nazionale: un investimento consapevole, direttamente collegato all’aumento dei servizi e alla capacità del sistema di rispondere ai cittadini. Parallelamente, le politiche di internalizzazione hanno consentito di riportare nel sistema pubblico 994 operatori, generando un risparmio strutturale di circa 28 milioni di euro all’anno, portando la spesa improduttiva legata non solo ai gettonisti, ma anche a utenze e affitti passivi a una diminuzione del 30% già nel primo anno. Sul fronte delle liste d’attesa e dell’attività sanitaria complessiva, nel 2025 sono state erogate circa 2,2 milioni di prestazioni, in crescita rispetto alle 1,9 milioni del 2023 e oltre i livelli pre-pandemia. A queste si aggiungono oltre 250 mila prestazioni aggiuntive effettuate nei fine settimana e nelle fasce serali. Nel disegno di legge sono inoltre previsti: 24 milioni di euro per la presa in carico integrata delle persone fragili (anziani non autosufficienti, persone con disabilità e pazienti cronici); 900 mila euro per il potenziamento degli hospice e delle cure palliative; 5 milioni di euro aggiuntivi per il rafforzamento delle attività di abbattimento delle liste d’attesa; risorse dedicate ai farmaci innovativi e al consolidamento della rete territoriale”.
E conslude: “Spiace che, anche di fronte a un investimento di questa portata, qualcuno continui a leggere i numeri in modo parziale. La differenza è semplice: c’è chi guarda solo ai costi e chi guarda ai servizi. Noi abbiamo scelto di non raggiungere il pareggio riducendo le prestazioni, ma investendo per garantire una sanità più forte e più vicina ai cittadini. Abbiamo messo mano con serietà a scelte che per anni sono state rinviate, come la revisione delle strutture non funzionali e la riorganizzazione dei servizi sul territorio, migliorando le performance e la qualità dell’assistenza. Il provvedimento si inserisce in una strategia più ampia che comprende il nuovo Piano sociosanitario, gli investimenti del PNRR su strutture e digitalizzazione, il potenziamento dell’edilizia sanitaria e l’avvio del nuovo CUP regionale. Non stiamo solo gestendo il presente, stiamo costruendo il futuro della sanità piemontese. Perché senza personale, senza organizzazione e senza investimenti, non esiste sanità. Ecco perché abbiamo anche invertito scelte del passato, riportando nel perimetro pubblico realtà che rischiavano di uscire definitivamente, come l’ospedale di Settimo Torinese, con un investimento importante per restituirlo ai cittadini”



