
Non tentato omicidio ma lesioni gravi; è questa la riformulazione del capo di accusa fatta dal Pubblico Ministero all’esito dell’istruttoria del processo che vede nella doppia veste di accusati e accusatori due uomini coinvolti in una rissa a Frassino nella notte fra il 17 e il 18 agosto del 2023.
Ad essere stato aggredito per primo fu D.G. – l’uomo a cui era stato inizialmente contestato il tentato omicidio -, gestore del campeggio che, tornando a casa con il figlio e la nipote, vide sfrecciare alle sue spalle una Fiat Panda sulla strada che porta alla piazza del paese e da lì alla discesa del suo camping, “non è la prima volta che i ragazzi del paese scendono al parcheggio del camping a fare le sgommate con le auto e dopo aver lasciato a casa mio figlio scesi giù a vedere”. Quando arrivò alla piazza del paese incontrò N.I. e gli chiese se sapesse chi era il disgraziato che scendeva a tutta velocità verso il campeggio e per tutta risposta quello gli avrebbe detto che era stato lui, “mi disse anche di scendere dall’auto e subito dopo sferrò un pugno all’interno dell’abitacolo ma sono riuscito ad evitarlo”. Arrivato al campeggio, l’uomo fece in tempo ad aprire il cancello e ad entrare nell’ufficio di direzione della struttura che l’altro gli fu addosso, “presi il primo oggetto che avevo a portata di mano, la roncola appesa dietro la porta dell’ufficio e la usai come deterrente, per evitare che si avvicinasse” ha proseguito nel suo racconto D.G., che venne comunque colpito ad una gamba da un calcio e poi da un pugno al volto. Proprio mentre arrivavano due clienti del campeggio richiamati dalle urla, I.N. che aveva afferrato la mano con cui l’altro tentava la roncola, nella concitazione del momento si sarebbe ferito all’addome con la punta della roncola, una ferita profonda sei centimetri, vicina alla milza e potenzialmente letale, stando a quanto riferito dal medico legale consulente dell’accusa. Anche la ex fidanzata di N.I. che si era affacciata al balcone aveva assistito al primo botta e risposta fra i due e dopo aver inutilmente invitato il proprio ragazzo a lasciar perdere e tornare a casa, lo aveva seguito al campeggio, “ho visto il proprietario del campeggio che voleva difendersi perchè aveva paura – ha detto la ragazza – anche se non c’era da avere paura, si vedeva da lontano che non si teneva neanche in piedi” riferendosi allo stato di ubriachezza del proprio fidanzato.
Ritenuta più grave la condotta di N.I, colui che per primo aveva provocato la lite, il Pubblico Ministero ha chiesto per lui la condanna ad 1 anno e 6 mesi di reclusione, mentre per D.G., imputato inizialmente del reato di tentato omicidio, l’accusa ha chiesto la condanna ad 1 anno e 4 mesi per lesioni gravi, escludendo l’eccesso colposo di legittima difesa, in quanto l’aver preso la roncola era indicativo di un atteggiamento ‘più confliggente’ rispetto ad un tentativo di difesa. Di legittima difesa dopo una iniziale provocazione ha parlato invece l’avvocato di N.I, Sergio Pasi, mentre di lesioni colpose ha parlato l’avvocato di D.G. Alessandro Ferrero, che ha sottolineato l’accidentalità della ferita di cui la vittima non ebbe neanche l’immediata percezione e di cui si accorse solo in un secondo momento. Entrambe le parti hanno concluso con la richiesta di assoluzione dei propri assistiti.
L’udienza è stata rinviata per la decisione del collegio dei giudici.




