
Due uomini, due padri e un dolore che li accomuna: la perdita di un figlio seppur in circostanze tragicamente inconciliabili. Per raccontare questa situazione l’autrice sembra inscenare una trama da teatro dell’assurdo: un letto d’ospedale, un paziente che non parla né dà segni di sentire, un uomo che confessa in un lungo monologo la propria devastante solitudine.
Nel terreno instabile dei rapporti personali spezzati la parola azzarda ponti che paiono impossibili, mentre il cuore vorrebbe essere altrove, non vuole riconoscere strade di riconciliazione nonostante, tra le righe, ne filtri il bisogno. C’è il bisogno di narrare come catarsi per riappropriarsi della vita.
Scorrono gli attimi di due vite da sempre unite. Poi, improvvisamente, assurdamente il filo si è spezzato. La violenza irrompe e fa scempio di due famiglie, dell’amicizia come delle relazioni. Violenza inspiegabile per nessuno dei due attori di questa tragedia, il tradimento di un’intera esistenza. I sospetti, i rimproveri mai detti, gli sguardi desolatamente abbassati incapaci di incrociarsi e i due padri vanno alla deriva spenti, travagliati dallo stesso dolore per la perdita di un figlio, per il vanificarsi di un’intesa.
Un racconto serrato che accumula particolari intimi nello svelare un passo per volta i contorni della trama. Dietro a ogni incontro intorno al letto d’ospedale ci sono domande senza risposte sulla paternità e sull’essere uomini accanto alle donne.
E cresce anche una storia parallela, quella di Anna, che svela le sue carte solo alla fine offrendo la possibilità, non meno assurda, di un riscatto per l’uno, mentre l’altro può solo abbozzare il proprio racconto certo che non può pretendere comprensione. Anche per lui, tra le righe, si può forse leggere un debole sollievo nel dolore.
Il peso dei padri
di Graziella Dotta
Editrice Nerosubianco
euro 16




