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Domenica 10 maggio 2026

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La banda di estorsioni e rapine ad anziani per finti incidenti

Due pendolari della truffa a processo, mentre i "centralinisti" dal napoletano non sono stati identificati. Spaventavano persone sole e anziane per farsi dare denaro e preziosi

Cuneo

La Guida - La banda di estorsioni e rapine ad anziani per finti incidenti

“Suo figlio ha investito un anziano, la situazione è molto grave: ora è in prigione e se vuole che ne esca deve pagare”, è questa la frase che le vittime dell’estorsione si sentivano dire al telefono da una sedicente avvocata che in cambio del rilascio del parente chiedeva ingenti quantità di denaro. Sono 41 gli episodi contestati ai due imputati M. P. e D. C., due veri e propri pendolari dell’estorsione, che dalla provincia di Napoli si spostavano con regolarità nel Nord Italia per mettere a segno i loro colpi ai danni di persone anziane e che vivevano da sole. A selezionare le vittime erano due complici rimasti non identificati che agivano a Melito di Napoli; da qui, dopo un’attenta profilazione sull’elenco del telefono, scovavano le vittime ideali e poi inviavano i due complici a mettere a segno il colpo. Quarantuno gli episodi rilevati, tra consumati e tentati in tutto il nord Italia; otto quelli che riguardano la provincia di Cuneo, le cui indagini partirono dal fatto del 12 luglio 2021, un’estorsione portata a termine in danno di un’anziana di Peveragno.
Al telefono la donna si sentì dire che la figlia aveva investito un anziano e che la persona era in condizioni decisamente gravi, che la figlia rischiava molto e che era in prigione, per farla uscire occorrevano soldi. La donna in preda a un forte stato di agitazione disse che in casa aveva solo qualche centinaio di euro, che il resto doveva prelevarlo se la accompagnavano, ma dall’altra parte le dissero assolutamente di no, doveva restare a casa e prendere tutto l’oro e le cose preziose che aveva lì con lei. La tennero al telefono per più di mezz’ora per assicurarsi che non chiamasse altri e si fecero dare le indicazioni precise per raggiungere la sua abitazione. Una volta raggiunta la casa, i due imputati entrarono, presero i 700 euro e i gioielli messi sul tavolo dalla donna e andarono via. Non una grossa cifra, ma i gioielli erano tutti regali che la donna aveva ricevuto dal marito defunto. A scorgere il passaggio dell’auto era stato il genero: “Viviamo su una stradina di campagna chiusa, dopo la casa di mia suocera c’è solo un’altra abitazione e quando vidi passare quella Fiat 500 mi convinsi che andavano lì e non da mia suocera. Quando più tardi andai da lei era fuori casa in stato di forte agitazione, mi chiese dove fosse mia moglie, mi raccontò del fatto e capii che era stata un’estorsione”.
In aula hanno deposto altre due donne, un’84enne anche lei residente a Peveragno che quello stesso 12 luglio si salvò perché a casa con lei c’era la nipote. Anche a lei la sedicente avvocata raccontò la storia del figlio arrestato per aver investito un anziano e della necessità di pagare: “Avevo il telefono in mano e scesi al piano di sotto dove c’era mia nipote e quando loro sentirono che in casa con me c’era un’altra persona attaccarono subito. Non volevo neanche denunciare ma mio figlio insistette dicendo che era importante farlo. Del resto prendono di mira sempre le vecchiette come noi per fare queste cose”.
La terza testimone del processo è una signora 73enne di Villanova Mondovì, che il 18 ottobre si salvò perché abitava in aperta campagna e non aveva soldi contanti con sé: “Mi chiedevano 4.000-5.000 euro ma non li avevo e dissi che dovevo prelevare. Loro non volevano che uscissi e io dissi che l’unica cosa che potevo dargli era un trattore. La signora che era al telefono mi disse: che cosa vuole che valga un trattore?”.
Poco più tardi quello stesso giorno i due furono arrestati dai Carabinieri di Savona che erano sulle loro tracce per un altro colpo messo a segno in Liguria. Avevano i cellulari con cui tenevano i contatti con i due complici del centralino di Melito di Napoli e le carte d’identità necessarie a registrarsi negli alberghi usati nelle trasferte: le foto erano autentiche ma i nomi erano falsi.
Grazie ai tabulati telefonici gli inquirenti avevano ricostruito i loro spostamenti da Napoli al Nord Italia e verificato la loro presenza nei luoghi dove erano state messe a segno le estorsioni. Alla prossima udienza dell’11 novembre verranno ascoltati gli ultimi testimoni dell’accusa: una signora di Brescia a cui furono sottratti 500 euro e gioielli e un anziano di Correggio a cui vennero portati via 1.700 euro e alcuni preziosi, oltre agli altri Carabinieri impegnati nell’indagine e i testimoni della difesa.

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