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Domenica 10 maggio 2026

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Botte e umiliazioni per gli ospiti della cooperativa “Per Mano”

In aula le testimonianze di chi ha fatto scoprire la situazione della struttura alle porte di Cuneo. Prossima udienza il 21 maggio

Cuneo

La Guida - Botte e umiliazioni per gli ospiti della cooperativa “Per Mano”

“Bisogna fargli capire chi comanda, era la frase che ci veniva ripetuta più spesso e per farlo ci avevano mostrato una manovra particolare che consisteva nel bloccare a terra l’ospite mettendoci sopra a cavalcioni e facendo pressione sulla cassa toracica con il nostro avambraccio. Quando ho iniziato a lavorare nella cooperativa Per Mano mi dissero che era una pratica normale e diffusa. Quando espressi i miei dubbi, le mie obiezioni venivano sminuite cercando di convincermi che era tutto normale”. A raccontare la sua breve esperienza nella cooperativa che operava a Borgo San Giuseppe (di cui sono stati rinviati a giudizio la direttrice della struttura Emanuela Bernardis, la coordinatrice Marilena Cescon e con loro un educatore, uno psicologo, quattro infermieri e quattro operatori sociosanitari che gestivano la struttura residenziale e diurna per persone affette da malattie psichiatriche e autismo) è una educatrice dal cui esposto partì nell’ottobre 2018 l’inchiesta che ha condotto al processo in corso al tribunale di Cuneo. La sua esperienza lavorativa si interruppe a novembre 2017 a causa di un serio infortunio a seguito dell’aggressione di uno dei pazienti; le dimissioni furono presentate a maggio 2018 e furono seguite da una causa civile per il risarcimento.
L’educatrice ha ripercorso in aula quanto già riferito nella sua denuncia, raccontando l’organizzazione dei turni non ben gestita e che variava anche in base alle preferenze e alle antipatie delle due responsabili e di uno degli educatori più anziani che pianificavano i turni e i gruppi: “Non eravamo mai in un rapporto di uno a uno, ci trovavamo a gestire più ospiti contemporaneamente, magari persone poco compatibili fra loro e il tutto variava a loro piacimento. La notte c’era sempre solo una persona con circa 6-8 ospiti residenziali ed era una situazione non sicura. A me è capitato una volta di dover accompagnare un ospite nella relax room perché era molto agitato e già dover scendere al piano di sotto in questa situazione era pericoloso, ma intanto ho dovuto lasciare gli altri da soli al piano di sopra”.
Uno dei capitoli più spinosi ha riguardato proprio la relax room, la stanza di 3,5 per 2 metri ricoperta internamente con pannelli ammortizzanti dove venivano collocati pazienti in particolare stato di agitazione; è lì che in seguito alla perquisizione del 9 aprile 2019 la Polizia scientifica rilevò una serie di graffi sulle pareti e di macchie che in seguito agli accertamenti risultarono essere ematiche.
In quella stanza gli ospiti avrebbero dovuto essere trattenuti il tempo necessario a calmarsi, non più di 10 minuti come previsto da un protocollo interno che venne redatto solo dopo un sollecito della commissione di vigilanza dell’Asl, ed essere continuamente monitorati, ma succedeva spesso che alcuni di loro fossero lasciati lì dentro anche per molte ore: “Un’operatrice era solita mettere una ragazza dentro la relax room per quasi tutto il turno, ma capitava anche ad altri che ci restassero per più un’ora, anche tre ore. Una volta uno di loro ci aveva defecato dentro e gli operatori lo derisero e filmarono per questo”.
Esisteva infatti una chat dei dipendenti della cooperativa in cui venivano scambiate anche immagini degli ospiti e delle loro ferite, come quella della ragazza che tornò dall’uscita con uno degli educatori piena di lividi in faccia, graffi sul corpo e l’impronta di una pedata sul sedere; per qualche settimana venne collocata nella casa famiglia in attesa che si riassorbissero i lividi per nasconderli ai parenti.
Tra i comportamenti vessatori e violenti contestati agli imputati anche le punizioni inflitte agli ospiti per condotte involontarie come quella sofferta dalla ragazza con problemi di incontinenza, che sarebbe stata lasciata sporca per tre ore e con uno straccio in bocca per impedire che nel suo forte stato di agitazione si mordesse la lingua, o l’ospite con continue pulsioni sessuali che per punizione venne bloccato a terra con un ginocchio sui genitali, o la ragazza che a causa del suo peso aveva rotto il letto e venne fatta dormire a terra per parecchie settimane. “Solo dopo le mie insistenze le venne dato un materasso sottilissimo”, ha raccontato la testimone che ha anche riportato l’episodio del ragazzo punito per il suo continuo ripetere le stesse parole, giudicato fastidioso, obbligandolo a stare accovacciato sotto il tavolo in sala da pranzo.
Dell’elenco di anomalie riscontrate dalla polizia giudiziaria nel corso della perquisizione anche il ritrovamento di bicchieri senza il nome del paziente con dentro farmaci, conservati in una stanza di libero accesso a tutti dove non erano state trovate le relative prescrizioni mediche: “Alcune pillole erano contenute dentro vasetti di yogurt. Non abbiamo trovato diari clinici e prescrizioni per la somministrazione delle terapie”, ha riferito in aula il luogotenente della Guardia di Finanza Marcello Casciani che coordinò la perquisizione.
Anche l’alimentazione non seguiva canoni corretti e adeguati agli ospiti: “Il cibo era poco perché spesso veniva portato via dagli operatori, io stessa vidi la direttrice che di notte faceva la spesa in dispensa”. Dopo la perquisizione e le indagini la struttura restò aperta con dentro gli ospiti e le due responsabili a dirigerla. Nel frattempo però le cose non sarebbero cambiate e arrivò anche la seconda denuncia presentata da alcuni parenti degli ospiti; per questo nuovo filone di indagini gli indagati sono 21 oltre alla Bernardis e alla Cescon, nei confronti delle quali è stata emessa la misura di custodia cautelare in carcere. Dopo la deposizione della principale accusatrice, l’udienza è stata rinviata al 21 maggio per altri testimoni dell’accusa.

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