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Martedì 19 maggio 2026

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Lo sguardo di un sociologo sul rapporto del lavoro con la finanza

Luciano Gallino nell’arco di una decina di anni elabora una riflessione che coniuga questi aspetti anticipando di alcuni anni i tratti dell’attuale società

La Guida - Lo sguardo di un sociologo sul rapporto del lavoro con la finanza

La precarizzazione del lavoro e l’intrecciarsi di finanza e produzione industriale sono temi solo apparentemente distanti tra loro. Il sociologo Luciano Gallino nell’arco di una decina di anni elabora una riflessione che coniuga questi aspetti anticipando di alcuni anni i tratti dell’attuale società.

I tre saggi raccolti nel volume sono i testi di interventi realizzati tra il 2007 e il 2015. La figura di Adriano Olivetti, cui è dedicato il saggio intermedio, fa da cerniera quale esempio di un modo virtuoso di concepire il capitalismo spazzato via dall’intromissione degli istituti di credito, dalla “finanziarizzazione del capitalismo”.

In questo processo di riflessione sul lavoro proposto dal sociologo risulta evidente un progressivo scarto verso la marginalizzazione del lavoratore a favore di una considerazione sempre più marcata della struttura complessiva delle imprese. Non a caso il primo saggio ruota intorno all’organizzazione del lavoro come viene strutturandosi oggi.

La precarizzazione è l’elemento distintivo. Significa lavoro instabile, incertezza dell’occupazione con le conseguenze sulla vita personale. All’origine c’è il prevalere del concetto di flessibilità che si traduce a livello imprenditoriale con l’esigenza di produrre in base alla domanda. Il magazzino pieno di merce è inutile dispendio. Le previsioni di mercato sono la bussola della produzione che, adeguandosi al variare della domanda, richiede a livello occupazionale una forza-lavoro o un orario “flessibili” che significa per il lavoratore: incertezza. Nelle trasformazioni dei processi produttivi si trova la causa di questa situazione.

Suona dunque come esempio virtuoso, seppur superato dal mercato stesso, un capitalismo, come quello di Adriano Olivetti, che concepisce la produzione non solo in termini economici, ma anche nelle sue ricadute sul territorio e sulla cultura. Oggi appare inficiato da visionaria utopia: “Adriano era un uomo con il senso dell’azienda e il senso collettivo dell’umanità” e forma l’idea di un’azienda che costruisce basi per il futuro.

E il terzo saggio individua la definitiva crisi del sistema imprenditoriale che da decenni ha retto l’economia, nell’intrufolarsi della finanza. In termini sintetici è “il colpo di stato delle banche e dei governi”, che sposano le dinamiche di mercato e le sue ricadute sull’occupazione.

Da Adriano Olivetti alla finanza globale

di Luciano Gallino

Editrice Pensieri in piazza

euro 8

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