“Sono certo di interpretare il sentimento dei fedeli delle Chiese di Torino e di Susa esprimendo dolore e amarezza, ma anche sostegno e affetto a Leone XIV dopo le inimmaginabili offese pronunciate dal presidente americano Donald Trump nei confronti del Papa, colpito con arroganza e volgarità senza precedenti per aver denunciato l’ingiustizia e la violenza delle guerre che stanno devastando il mondo. Inquietante il linguaggio intimidatorio, culminato con l’avvertimento che ‘il Papa dovrebbe darsi una regolata’. Gli attacchi al Vescovo di Roma, ripresi anche dopo la scomparsa di Papa Francesco, mostrano con chiarezza che il bersaglio non sono i Papi, ma il Vangelo della pace e della giustizia”.
Con queste parole il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza episcopale piemontese, risponde agli attacchi lanciati domenica sera dal presidente Donald Trump contro papa Leone XIV.
Nel post sulla piattaforma Truth Social, il presidente americano ha scritto che Leone è “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, che non vuole “un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare”, né “un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti”. Inoltre, ha aggiunto che Leone “non era su alcuna lista per diventare Papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano”, arrivando a dichiarare che “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
Gli attacchi sono arrivati il giorno dopo la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, che si è tenuta sabato 11 aprile, durante la quale Leone XIV aveva denunciato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” ed esortato: “Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.




