Da oggi, domenica 29 marzo, fino al 17 maggio è aperta a Monforte d’Alba alla Fondazione Bottari Lattes la mostra “Ritratti del XX secolo. Le collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre”.
Una mostra importante tra dipinti, incisioni e sculture, con più di cinquanta i volti reali e immaginari tra le opere realizzate Mario Lattes e altre appartenenti alle sue collezioni, in dialogo con alcuni tra i più importanti maestri del ‘900. La mostra è a cura di Francesco Poli.
Nella sua vasta e articolata attività artistica, caratterizzata da raffinate suggestioni letterarie, così come da inquietanti visioni fantastiche e surreali, Mario Lattes ha sempre coltivato un grande interesse per la ritrattistica mai intesa in senso banalmente convenzionale. I suoi ritratti sono disegnati e dipinti con incisiva attenzione all’identità individuale, con connotazioni che vanno da quelle più intimistiche, come nel caso di familiari, a quelle fortemente espressioniste e visionarie, come succede con il volto di Franz Kafka, derivato da una foto ma trasfigurato in una enigmatica atmosfera lunare. Nella mostra, particolare attenzione viene dedicata anche ai numerosi autoritratti di Lattes, come il memorabile Autoritratto con cappello, marionette e uccello del 1990, in cui l’autore si rappresenta circondato da marionette e fantocci, suscitando in chi osserva una domanda: è egli capocomico o parte di questo teatrino?

Accanto a una scelta dei lavori di Lattes, vengono esposti diversi ritratti provenienti dalle collezioni della stessa Fondazione Bottari Lattes insieme a quelle di altre gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso contesto artistico. La selezione comprende dipinti di Felice Casorati, di esponenti del gruppo dei Sei come Jessie Boswell, Francesco Menzio e Carlo Levi, di Luigi Spazzapan, Italo Cremona e Mario Calandri; e di tre notevoli pittrici come Nella Marchesini, Daphne Maugham e Carol Rama. Tre sono le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.

Non mancano le incisioni, tecnica dalla quale Lattes fu sempre affascinato, producendo egli stesso centinaia di opere di questo tipo: in mostra delle nitide fisionomie incise dell’amico cecoslovacco Jiri Anderle e un sintetico volto di Mario Surbone.

Tra i dipinti, emergono quello di bizzarra espressività di Carol Rama, il piccolo ritratto della moglie di Menzio e uno molto intenso della modella di Calandri, accompagnato da un disegno preparatorio delineato con altrettanta sensibilità. Un altro ritratto di modella, ma decisamente più ludico e un po’ osé è Vittoria sul cavallo di gesso di Cremona. I visitatori troveranno particolarmente interessante il confronto fra gli introversi autoritratti di Lattes e quelli di alcuni di questi artisti, tra cui quello ironico in canottiera di Cremona, quello carico di vitale tensione segnica di Spazzapan, quello intenso e melanconico di Maugham, o ancora l’onirico Risveglio con la madre di Levi, dove il pittore si rappresenta con un solo occhio aperto.


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La mostra sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 16,30; mentre sabato, domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. L’ingresso è gratuito e non richiede prenotazione.




