La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Pierpaolo Carini, ex amministratore delegato di Egea di Alba, e di altri tre dirigenti: Daniele Bertolotti, Valter Bruno e Giuseppe Zanca. L‘udienza preliminare davanti al Gup del 19 marzo, al tribunale di Asti, nell’ambito del processo sul crack di Egea, la società multiservizi di Alba che aveva accumulato debiti che nel 2023 erano arrivati a sfiorare gli 800 milioni di euro. Gli ex manager di Egea sono accusati di false comunicazioni sociali e presunti illeciti contabili nei bilanci approvati tra il 2017 e il 2021. Secondo l’accusa per anni i conti sarebbero stati gonfiati per mascherarle. L’inchiesta, condotta dalla procuratrice aggiunta di Asti Laura Deodato con il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Torino, riguarda un buco finanziario di ben 800 milioni di euro a fronte di un valore stimato dell’azienda di 500 milioni. Il salvataggio del gruppo Egea, senza dichiararne il fallimento, è stato possibile grazie a una complessa procedura negoziata della crisi che ha portato alla cessione dell’azienda al gruppo Iren. Per Carini, che insieme con la famiglia era l’azionista di maggioranza della società pubblico-privata con una quota pari al 60%, la Procura aveva disposto un sequestro preventivo di oltre 3 milioni di euro.
Nel corso dell’udienza sono state depositate dieci richieste di costituzione di parte civile, tra cui quella del Comune di Alba. Il Comune di Alba è stato per decenni il socio pubblico di riferimento di Egea.
Le difese degli imputati, alla luce della mole di materiale presentato, hanno richiesto un termine per esaminare la documentazione e formulare eventuali repliche. Il giudice ha quindi disposto il rinvio dell’udienza al prossimo 11 giugno, quando si discuterà dell’ammissione delle costituzioni di parte civile.




