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Lunedì 18 maggio 2026

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Nei centri storici del Piemonte perso il 27% delle attività, a Cuneo il 16%

Dal 2012 al 2025 a chiudere sono stati in particolare i negozi di commercio al dettaglio, gli ambulanti e gli alberghi, in aumento invece B&B e affitti brevi

Cuneo

La Guida - Nei centri storici del Piemonte perso il 27% delle attività, a Cuneo il 16%

In un contesto nazionale e regionale abbastanza preoccupante, con la chiusura nei centri storici piemontesi del 27,2% delle attività commerciali al dettaglio (23,6% nelle periferie) tra il 2012 e il 2025, Cuneo registra un bilancio che, seppur negativo, è meno impattante rispetto ad altri capoluoghi. Nella classifica nazionale, che tiene conto di 122 capoluoghi di provincia in Italia, Cuneo si piazza infatti tra i dieci comuni dove il calo delle imprese negli ultimi tredici anni è stato meno pesante, – 16,3%.
Sono i numeri che emergono dalla nuova analisi su “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio Nazionale su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne. Dal rapporto emerge che negli ultimi tredici anni, in linea con il dato nazionale, il tessuto commerciale piemontese ha subito una contrazione profonda, incidendo non solo sull’economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani. A livello regionale a soffrire di più sono state le imprese tradizionali (commercio al dettaglio, ambulanti, alberghi), mentre i servizi (b&b e affitti brevi) hanno vissuto un vero e proprio boom.

La panoramica regionale

Nei centri storici dei soli otto comuni capoluogo di provincia hanno chiuso 442 negozi di abbigliamento e calzature (-39,3%), 334 bar (27,6%) e 229 profumerie, fiorai e gioiellerie (22,7%). In termini percentuali, il calo maggiore è stato registrato tra le edicole (-56,1%), il rifornimento carburanti (-50,0%), i negozi di libri e giocattoli (-41,8%). Sono aumentati i ristoranti (+222 unità, pari al +31,5%), le rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+58 unità, pari al +16,3%) e i servizi di alloggio (+36 unità, pari al +50,7%). Sul calo dei bar e la crescita dei ristoranti incide il cambio di codice di molte attività che si spostano sulla somministrazione propriamente detta.
“A fronte di uno scenario sempre più caratterizzato dal fenomeno della desertificazione commerciale, con una progressiva contrazione della rete distributiva fatta di piccoli negozi che ormai interessa tanto le città di medie e grandi dimensioni quanto i piccoli paesi, è fondamentale che la Regione Piemonte sostenga il commercio di prossimità con una riforma urgente e mirata della normativa del commercio e con risorse adeguate alla gravità del momento storico – ha dichiarato Giuliano Viglione, presidente di Confcommercio Piemonte -. Il commercio di vicinato rappresenta infatti non solo un fondamentale motore di sviluppo economico, ma anche un insostituibile presidio territoriale che garantisce socialità, sicurezza, pulizia e vivacità delle strade e piazze dei nostri centri abitati. Senza interventi adeguati ed immediati il rischio concreto è quello di trovarsi tra non molti anni sprovvisti dei servizi essenziali per le nostre comunità, con la scomparsa di alcuni settori merceologici insieme a un ulteriore omologazione dell’offerta commerciale. Per le realtà già desertificate o maggior rischio di desertificazione sarebbe inoltre urgente mettere in campo una misura specifica per aiutare la continuità delle imprese già attive e, laddove il servizio fosse carente, incentivi per l’insediamento di nuovi negozi abbinati a servizi di interesse generale per la collettività, quali ad esempio servizi comunali, postali e bancari”.

 

 

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