Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 2021 un’esplosione, dovuta a una perdita di gas nella cucina di una cascina nel saviglianese, causò gravi ustioni al 75enne Renato Bocchiola che venne soccorso e ricoverato in ospedale, dove però morì pochi giorni dopo. L’esplosione provocò anche il crollo di una parte del solaio sopra il letto della camera dove dormiva un ospite, amico del padrone di casa che fortunatamente riportò solo alcune ferite. In seguito a quella esplosione i Vigili del fuoco eseguirono una serie di rilievi nella cucina dove aveva avuto origine la deflagrazione, scoprendo che c’era una perdita nel flessibile che portava il gas al piano cottura. Una perdita di gas che era stata avvertita nei mesi precedenti allo scoppio dal figlio della vittima, che abitava al piano di sotto e che aveva sollecitato l’intervento di un idraulico per verificarne l’esistenza e risolvere il problema. Fu l’esito negativo di quell’intervento a indurre la Procura a indagare per omicidio colposo l’idraulico D. M., che nel suo intervento estivo non avrebbe agito con diligenza negando l’esistenza di una perdita che, secondo l’accusa, era già in atto. “Sentivo un continuo odore di gas – aveva detto in aula il figlio della vittima – ma era estate e con le finestre aperte per il caldo, l’odore di gas poteva essere confuso con il biogas dell’impianto vicino a casa”. Per il pubblico ministero Attilio Offman l’unico modo per valutare l’effettiva presenza di una perdita di gas era eseguire una prova di caduta della pressione, un esame approfondito che richiede l’uso di strumentazione adeguata e che però non venne svolto nella verifica di quel luglio; nell’occasione l’idraulico utilizzò il naso elettronico, un rilevatore che per l’accusa sarebbe andato bene in caso di una manutenzione ordinaria ma non in presenza di una segnalazione di persistente odore di gas e probabile perdita. Il giorno dell’intervento era presente l’altro figlio della vittima, che insieme all’idraulico visitò dapprima la cantina e il vano scala poiché la casa era con un impianto di gpl, che a differenza del metano è più pesante e tende ad accumularsi nei piani bassi. In assenza di odori, i due si spostarono in cucina dove l’idraulico avrebbe utilizzato il cercafughe elettronico sotto il lavandino e vicino alla valvola sopra il piano cottura; quell’ispezione diede esito negativo e l’idraulico non ritenne di spostare il forno dietro cui passava il flessibile, ma fu proprio in quel punto che i Vigili del fuoco rilevarono la perdita di gas. Per l’accusa quell’ispezione non poteva essere considerata come manutenzione ordinaria e in presenza di una segnalazione di forte odore di gas, l’idraulico avrebbe dovuto svolgere un’ispezione di diverso tipo prima di rassicurare gli inquilini sull’assenza di perdite. Per questa responsabilità all’esito dell’istruttoria ne è stata chiesta la condanna a un anno di reclusione, in considerazione dell’avvenuto risarcimento ai familiari della vittima. Di diverso avviso invece l’avvocato Rinaldo Sandri secondo il quale il proprio assistito avrebbe agito nel pieno rispetto della normativa, utilizzando il naso elettronico dal momento che nessuno dei presenti al momento dell’ispezione di luglio aveva avvertito odore di gas. Il cercafughe successivamente ispezionato dai periti risultò perfettamente funzionante e per questo, nella prospettazione della difesa che ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito, diverse potevano essere le ragioni di quell’improvvisa fiammata all’interno della cucina, a partire dal fatto che la vittima si era addormentato sulla poltrona in cucina lasciando aperta la valvola del gas dopo essersi preparato un caffè e dove aveva l’abitudine di fumare; una scintilla avrebbe potuto causare la fiammata che nulla, secondo la difesa, avrebbe a che fare con l’operato dell’idraulico. L’udienza è stata rinviata al 15 giugno per le repliche e la sentenza.




