
Giustificata dal soggetto l’edizione bilingue di questo saggio che prende in esame il fenomeno migratorio di molti abitanti di Niella Tanaro verso la Costa Azzurra. L’originalità di questa migrazione sta nel fatto che quasi tutti sono panettieri e nella nuova terra aprono botteghe, alcune delle quali nel corso degli anni hanno anche fortuna. Fenomeno dunque che interessa certo le nostre terre, ma anche quelle d’Oltralpe riflettendo sul cammino di integrazione, non sempre agevole, che ha toccato questi migranti di ogni luogo o momento storico.
Le cifre danno ragione dello studio: nel 1915 nel dipartimento delle Alpi Marittime sei su dieci sono panettieri italiani. A Nizza superano il 50%, a Beausoleil si arriva al 95%. Di questi moltissimi, per ragioni di contiguità territoriale, provengono da Niella.
L’autrice allarga lo sguardo raccogliendo dati per scandagliare motivazioni e conseguenze di questo fenomeno. La Francia di fine Ottocento vive un momento di crisi economica dopo la disfatta della guerra del 1870. Molti cittadini tentano la fortuna verso le colonie e oltreoceano lasciando sguarnite molte attività produttive. Il governo prende dunque a favorire l’immigrazione e dal 1889 la naturalizzazione “senza preoccuparsi del mestiere, confidando nelle capacità di dedizione al lavoro”.
Anche l’Italia non se la passa bene, cosicché sono in molti che, allettati da guadagni facili o spinti dalla situazione contingente, scelgono la partenza scommettendo col destino. I colli delle nostre vallate offrono passaggi abbastanza agevoli e la Costa Azzurra sembra essere a portata di mano, accogliente e prodiga di possibilità di lavoro.
Da Niella, dove ogni rione ha la sua panetteria, partono in tanti, giovanissimi. In Costa Azzurra si improvvisano fornai, mestiere “che nasce dalla ricerca di identità dei piemontesi emigrati e nel tempo diventa un patrimonio indiscusso ereditato dalle origini”. La voglia di riuscire fa il resto aprendo per molti un percorso scandito su tre gradini: il garzone che pulisce il forno e prepara le piastre per la cottura, il “brigadiere” che prepara il forno, lo porta alla giusta temperatura, impasta e inforna, il panettiere-titolare che dà il nome alla bottega e ha relazioni dirette con i clienti.
Sono vite che intersecano momenti di benessere, allorché si riconosce la qualità del prodotto, ma anche situazioni difficili. Si manifestano episodi di xenofobia. Ci sono accuse di rubare il lavoro ai francesi. A tutto si aggiunge poi la situazione politica con le tensioni del ventennio fascista e del secondo conflitto mondiale che conducono anche ad atti di violenza.
È un mondo da scoprire che in un’ottica originale racconta la stagione dei migranti. Una stagione che l’autrice lascia intendere assolutamente non conclusa. Magari sono persone che vengono da più lontano, ma le loro condizioni non sono molto dissimili.
Il pane dell’esodo
di Géraldine Giraud
Editrice Baima-Ronchetti
euro 35





