
Nella scoperta di Stefano Rabatti, “incallito ladro e spietato truffatore”, ci si imbatte nella sua coscienza. È un giovane che ha trovato un modo spiccio di fare tanti soldi: truffare le persone, con le più deboli puntando sulla loro vulnerabilità sul piano degli affetti, con gli altri ammiccando ad affari prodigiosi. Di volta in volta si fa grande comunicatore o trasformista, anche con la famiglia. Eppure eccolo fin dalla prime pagine fare bruscamente i conti con la propria coscienza.
Il primo capitolo si intitola “Disastro”. Di cosa? Nell’immediato è per l’attività di Stefano. Prelevato dalla polizia, si rende conto subito di non essere più “un uomo libero, libero di delinquere”, commento non privo di ironia. Un vero disastro perché lui un lavoro non ce l’ha e comunque veste bene l’abito di truffatore.
Poi arriva l’abbraccio del padre tra l’affettuoso e l’incredulo. Punto di svolta che apre le porte alla coscienza: “avrei voluto urlargli: perdonami”. Ora è la sua stessa vita ad apparirgli un disastro.
Nasce così un racconto morale a cui l’abilità dell’autore evita di cadere nel moralismo grazie a una costante adesione al reale. Viviamo le vicissitudini, prima truffaldine poi processuali infine carcerarie, attraverso gli occhi di Stefano. In lui scopriamo un sottofondo di umanità quasi stordito dal fascino del delinquere, in una sfida inconfessata ai propri limiti col miraggio dei soldi che però non conta mai. Incassa ed è di nuovo in pista per un nuovo “colpo”.
Non cerca scuse al suo comportamento. Non si trincera dietro facili appelli sociali su una Torino “austera e poco propizia per i giovani”. Lascia ribadire questa prospettiva in un intervento dell’avvocato, ma lui rimane spettatore. È con se stesso che deve fare i conti. E li fa senza drammi, quasi ritrovando aspetti della sua persona soffocati dalle sue stesse malefatte.
L’esperienza dell’autore, agente di polizia impiegato nel servizio delle fasce deboli, si rende evidente nel descrivere le tecniche dei raggiri, ma lascia campo libero anche alla ferma convinzione che c’è una possibilità di riabilitazione anche per il truffatore. La speranza sostiene così tutta la narrazione fino all’inattesa svolta finale allorché la libertà dell’inizio, quella di delinquere, si vanifica al cospetto di una nuova ragione di vita che non è più furto, ma dono.
Io, truffatore
di Vincenzo Tancredi
Editrice Baima-Ronchetti
euro 15





