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Venerdì 13 marzo 2026

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Repole candida all’Unesco la “cittadella dei Santi sociali” di Torino

La proposta dell'Arcivescovo di Torino all'inaugurazione della statua dedicata a Giulia di Barolo

Torino

La Guida - Repole candida all’Unesco la “cittadella dei Santi sociali” di Torino

Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, ha dato annuncio di candidatura a patrimonio dell’umanità Unesco per la “cittadella dei Santi sociali”, nel capoluogo piemontese. La proposta è stata avanzata sabato 17 gennaio all’inaugurazione della scultura dedicata a Giulia di Barolo issata sul Palazzo a pochi passi dal Santuario della Consolata:
Ora anche la città di Torino ha una statua dedicata ad una donna. Sabato mattina è stata inaugurata la scultura che raffigura la marchesa Giulia di Barolo, la venerabile che ha dedicato la sua vita e i suoi averi a migliorare le condizioni di vita dei poveri, delle donne ed in particolare delle detenute. Durante la cerimonia di inaugurazione dell’opera a Palazzo Barolo, a pochi passi dal santuario della Consolata, l’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole,ha lanciato la proposta di lavorare a un progetto di candidatura, a Patrimonio dell’Umanità Unesco, del “chilometro quadrato della carità”. L’area della città che comprende, tra gli altri, il Distretto Sociale Barolo, il Cottolengo, Valdocco e il Sermig.

La proposta del card. Repole

“Mi piace pensare che questa statua sia un faro posto in una piccola cittadella – ha detto il cardinale Repole. – Un chilometro quadrato che è una città nella città, un’area di una grandezza spettacolare per la vicende di Torino, italiane e dell’umanità. Qui abbiamo Palazzo Barolo, poco distante la Consolata, il Valdocco di Don Bosco, il Cottolengo e il Distretto Sociale Barolo e poi ancora il Sermig. Tutti più o meno in un chilometro quadrato”.
“Allora – ha aggiunto l’arcivescovo di Torino – ho fatto un sogno che esprimo, visto che oggi sono qui presenti anche le massime autorità civili, il presidente della Regione e il sindaco di Torino.

Il sogno da trasformare in proposta per l’Unesco

Da arcivescovo ho sognato di rendere questa “cittadella della carità” un patrimonio dell’umanità. Perché? Perché viviamo tempi in cui tutto diventa patrimonio dell’umanità, ma il pericolo è che si stia perdendo l’umanità.
Penso – ha sottolineato Repole – che il più grande patrimonio dell’umanità sia l’umanità stessa. La vicenda di questo chilometro quadrato ci dice appunto che è possibile rimanere umani e rimanerlo insieme a tutte le donne e gli uomini, a cominciare dagli ultimi. È un sogno che lancio qui perché mi sembra il luogo giusto, chissà se potrà avverarsi. In ogni caso – ha concluso il cardinale – non è brutto sognare”.

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