
Alle 21 di ieri sera, 2 ottobre, davanti a 230 ospedali italiani si è accesa una catena di luci, torce e lampade. Oltre 50mila operatori sanitari , tra medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, Oss e professionisti della salute hanno preso parte al flash mob nazionale “Luci sulla Palestina”.
Organizzato dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, in ricordo dei 1.677 colleghi palestinesi uccisi a Gaza negli ultimi due anni e dei 361 tuttora detenuti senza processo nelle carceri israeliane.
In ogni Regione, la lettura “a staffetta” dei nomi ha dato voce a chi è stato ucciso mentre curava e soccorreva. Un momento di forte impatto emotivo che ha trasformato l’Italia sanitaria in un’unica piazza di solidarietà.
In Piemonte, sopratutto nell’area torinese e del cuneese, sono stati coinvolte 1656 persone davanti a 26 ospedali.
Il perchè di questa iniziativa
“Ieri sera l’Italia sanitaria ha acceso una luce per la Palestina” – ha dichiarato Foad Aodi, medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Presidente dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI).
“È stata una presa di coscienza collettiva, un grido che attraversa ospedali, università e associazioni. – Sottolinea – Non una semplice commemorazione, ma un atto di responsabilità. Difendere la salute significa difendere l’umanità, e non possiamo restare neutrali davanti alla distruzione deliberata di ospedali, ambulanze e vite”.E afferma: “Ricordare i 1.677 colleghi uccisi non è solo un gesto simbolico. È ribadire che la sanità mondiale non può tollerare la cancellazione di chi, anche sotto le bombe, sceglie di curare.
Oggi più che mai, come medici e come professionisti della salute, dobbiamo alzare la voce contro il genocidio, per chiedere corridoi umanitari, protezione dei civili e rispetto delle convenzioni internazionali”.





