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Mercoledì 24 luglio 2024

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Chiara Gribaudo: “Il biodigestore non si deve fare, è antieconomico e in una zona non adatta”

La parlamentare borgarina torna sulla vicenda del progetto a Borgo San Dalmazzo, votato però dal Comune della sindaca Pd Manassero

Borgo San Dalmazzo

La Guida - Chiara Gribaudo: “Il biodigestore non si deve fare, è antieconomico e in una zona non adatta”

Il progetto del biodigestore di Borgo San Dalmazzo finisce in Parlamento. A portarlo è la parlamentare borgarina del Pd che non si ferma di fronte al fatto che il progetto e i 12,6 milioni di euro di finanziamento che porta con sé, si sia stato approvato da buona parte dei Comuni e in particolare quello targato Pd di Cuneo della sindaca Patrizia Manassero. Un nuovo spunto di riflessione per questa maggioranza al di là delle verifiche e dei confronti già avvenuti. Il progetto del biodigestore osteggiato da Borgo San Dalmazzo è stato voluto fortemente da Cuneo a partire dalla maggioranza precedente di Federico Borgna e dell’assessore delegato all’ambiente Davide Dalmasso.

Per la Gribaudo, che ha presentato un’interpellanza urgente al ministro dell’ambiente per cercare di fermare il progetto che deve sorgere sul sito della discarica di San Nicolao a Borgo San Dalmazzo, il biodigestore non si deve fare perché è antieconomico e non sostenibile e in una zona come la vecchia discarica vicino al fiume, non adatta a un impianto simile.
“Questa storia è partita male dall’inizio e sta purtroppo continuando peggio. – dice la Gribaudo in Aula -,. Rispetto a tale impianto, all’inizio, si era partiti con quantitativi decisamente superiori, poi, piano piano, a forza di discutere, siamo tornati ad essere un po’ più ragionevoli. Ma comunque questo impianto è progettato per trattare 35.000 tonnellate di rifiuti organici e altre 10.000 tonnellate di sfalci; una capacità di trattamento adatta per 800.000 o 900.000 abitanti. Peccato che la nostra provincia ne ha poco meno di 600.000, primo dato. Come si potrebbe, dunque, saturare questa capacità di trattamento? È una domanda che mi sono posta. La nostra provincia, ammesso e non concesso che tutta conferisse lì, dovrebbe comunque importare rifiuti organici. Da dove? Come dicevo prima, il Nord Ovest è pieno di impianti di rifiuti organici… Analizzando i soli digestori anaerobici, risultano presenti rilevanti capacità residue di trattamento nelle province confinanti e in quelle vicine, come quella di Pinerolo in provincia di Torino, San Damiano d’Asti, Cairo Montenotte in provincia di Savona, Casal Cermelli in provincia di Alessandria, dove peraltro già uno dei quattro consorzi della provincia (perché la nostra provincia è suddivisa in quattro consorzi) già oggi conferisce i suoi rifiuti. Perché? Perché c’è una tariffa più competitiva. A questo si aggiunge una considerazione: la provincia di Cuneo ha appunto quattro consorzi che gestiscono il ciclo dei rifiuti sui quattro quadranti, il proponente è uno dei quattro, l’ACSR, e opera nel quadrante di Cuneo dove la produzione di rifiuti organici occuperebbe meno di un terzo della capacità totale. Gli altri tre consorzi non sono tenuti in alcun modo a conferire i loro rifiuti all’impianto in progetto, anzi, in presenza di tariffe più competitive, com’è noto, possono scegliere naturalmente e sceglieranno senz’altro un’alternativa diversa. Altrimenti, lo sappiamo benissimo che cosa succede? Parliamoci chiaro, siamo stati tutti amministratori locali, si andrebbe incontro a un danno erariale che poi in qualche modo dovranno giustificare ai cittadini”.
E ancora:”Borgo San Dalmazzo non è esattamente comoda dal punto di vista infrastrutturale; tutt’altro, abbiamo un problema di viabilità, che è complicato; inoltre, non siamo esattamente all’uscita dall’autostrada o in un posto comodo; siamo all’inizio della zona di montagna e questo è un elemento che non posso non evidenziarle, perché avrà un impatto anche su altri elementi che poi vado a considerare…  Questo impianto nasce su una vecchia discarica che si trova, a proposito di normative da adeguare (che sono state adeguate nei tempi), esattamente lungo le rive di un fiume. Lo voglio dire, perché realizzare un impianto su una scarpata del fiume Stura, in un’area di grande pregio ambientale, unica area a scopo produttivo, lungo il tratto di quel fiume, è un’unicità negativa che andava corretta con una ricollocazione di questo sito e non con un suo ingrandimento, come previsto dal progetto; ciò, anche in considerazione dei gravi danni ambientali che, negli anni passati, questo sito aveva creato all’ambiente circostante.”
Gribaudo chiede di ricollocare l’impianto con una “ricerca di una ricollocazione appunto di questo sito fuori dall’area del parco… anche perché l’impianto proposto nelle dimensioni indicate risulterebbe di fatto un impianto fortemente impattante, anche a livello ambientale, in un territorio dove migliaia di famiglie hanno acquistato o realizzato, negli ultimi decenni, la loro abitazione, sapendo che questo territorio era finalizzato a semplice destinazione residenziale, commerciale e agricola e ad attività produttive prive di impatto ambientale”..

E conclude il lungo intervento: “Quando qualcuno dovrà alzare le tariffe – lo dico al presidente Cirio e a chi degli enti locali si è assunto le responsabilità di fare questa scelta -, mi troveranno, insieme ai cittadini, a dire che chi ha voluto questo progetto si prenda anche la responsabilità di non aumentare le tariffe perché questo è esattamente uno dei punti delicati su cui dobbiamo ragionare nell’interesse di tutta la collettività e di tutto il Paese…La a invito, con un ultimo appello, a riflettere e a fermarsi, visto che anche è stato ridefinito il vertice dell’ATO regionale, per ragionare insieme e, magari, bloccare, fare ciò che ancora si può fare: sarebbe un’operazione di buonsenso e un’azione utile per i cittadini del mio territorio”.

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