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Giovedì 25 luglio 2024

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Sei anni e sei mesi per tentato omicidio, lesioni aggravato e porto abusivo di arma

Una lite con un colpo all'addome in piazza Mellano a Mondovì in preda ad una vera e propria intossicazione acuta da alcol

Mondovì

La Guida - Sei anni e sei mesi per tentato omicidio, lesioni aggravato e porto abusivo di arma

È stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio, lesioni aggravato e porto abusivo di arma e condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusioni. Lui è R.E.H. cittadino residente a Mondovì che intorno alla mezzanotte dell’8 novembre del 2022, in preda ad una vera e propria intossicazione acuta da alcol, aveva colpito all’addome l’amico B.A. con cui aveva trascorso l’intero pomeriggio, nel corso di una lite con altri tre connazionali marocchini in piazza Mellano a Mondovì.
La vittima che a causa della ferita all’addome aveva riportato delle profonde ferite a fegato e intestino, dovette subire due interventi chirurgici e successivamente venne risarcito dai parenti dell’imputato. I due avevano trascorso insieme il pomeriggio a discutere delle riparazioni all’auto della vittima dell’accoltellamento. Le chiacchiere erano accompagnate anche da bevute, e di bar in bar, i due erano alla fine andati a Villanova dove avevano incontrato gli altri tre connazionali, i quali per ammissione di uno di loro erano già sotto l’effetto di cocaina e alcol. Mentre erano al bar nacque una discussione che qualche teste ha riferito fosse scaturita dalla scomparsa di un pacchetto di sigarette, mentre l’imputato ha riferito fosse dovuta alla scomparsa di alcune banconote dal suo portafogli, “il punto oscuro di questa vicenda – ha concluso il pubblico ministero Roberta Lombardi – dovuto con più probabilità ad una questione di droga, ma la cui incertezza nulla toglie alla gravità delle prove documentali  e testimoniali portate in giudizio”.
I due gruppi si separarono e almeno per un attimo la questione sembrava chiusa lì, ma il secondo round doveva arrivare più tardi intorno alla mezzanotte in piazza Mellano. Lì arrivarono prima l’imputato e la vittima a bordo dell’auto della sorella dell’imputato e poi arrivarono gli altri tre; le telecamere stradali ripresero uno di questi mentre si avvicinava con foga all’imputato e gli sferrava un calcio. Poi la lite si spostò in una zona non coperta dalle telecamere e quello che i carabinieri si trovarono davanti una ventina di minuti più tardi, allertati da due residenti, furono due persone a terra, la vittima e l’imputato, il coltello a terra fra loro due e uno degli altri tre uomini ferito leggermente alla mano e all’addome con lo stesso coltello che aveva cercato di togliere di mano all’imputato.
Dalla ricostruzione fatta dai testimoni, nel corso della lite, la vittima si sarebbe messa in mezzo fra  l’imputato e gli altri e per questo sarebbe stato colpito accidentalmente con il coltello. Secondo l’accusa le prove documentali delle telecamere, delle macchie di sangue sulla lama di 19 centimetri analizzate dai Ris di Parma e le testimonianze, non lasciavano dubbi sulla colpevolezza dell’imputato per il quale era stata chiesta la condanna a 10 anni di reclusione. Di diverso avviso la difesa che considerando assolutamente inattendibili le testimonianze sia dei tre uomini con cui ci fu la lite, sia della stessa vittima, più volte richiamato dai giudici all’obbligo di dire la verità, ha ritenuto impossibile che un uomo di piccola statura e in preda ad una acuta intossicazione da alcol fosse in grado di scatenare quel putiferio accoltellando non uno ma ben due uomini più grossi di lui. Secondo la difesa forse l’uomo era stato aggredito e si era difeso, senza neanche la certezza che quel coltello fosse suo, perchè non ci sono immagini di quando l’arma venne estratta. Per il proprio assistito la difesa ha chiesto l’assoluzione per mancato raggiungimento della prova o per legittima difesa, e in caso di condanna le attenuanti per il risarcimento, una richiesta accolta dal collegio dei giudici che hanno applicato all’uomo anche la misura cautelare dell’obbligo di dimora nelle ore notturne per due anni e hanno inviato gli atti al pubblico ministero per la valutazione del reato di falsa testimonianza della vittima dell’aggressione.

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