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Giovedì 25 luglio 2024

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Sanità e montagna, bisogna cambiare

Paolo Bongioanni, capogruppo di Fratelli d’Italia da manager dell’Atl al consiglio regionale

La Guida - Sanità e montagna, bisogna cambiare

Paolo Bongioanni

Paolo Bongioanni, 57 anni, è capogruppo in consiglio regionale di Fratelli d’Italia. Abita a Villanova Mondovì. Geologo di formazione, non si è mai realmente occupato di pietre e terra. se non in una parentesi in Coldiretti, ma dal 1998 al 2019 è stato anima, primo dipendente e direttore dell’Atl del Cuneese che ha fatto nascere e trasformato, dando vita a un lungo elenco di eventi e manifestazioni turistiche e sportive. È entrato per la prima volta in consiglio regionale dopo una breve esperienza da consigliere comunale a Montaldo Mondovì e nella Comunità montana Valli Monregalesi.

Come è stato il salto da un ente che le amministrazioni pubbliche sostengono come l’Atl alla politica regionale?

Io sono un amministratore pubblico. Lo ero prima come dipendente nell’Atl nata dalla Provincia e lo sono adesso in altra veste. Ma ho anche un ruolo politico perché sono anche capogruppo di Fratelli d’Italia e vice coordinatore regionale e dunque ho la responsabilità del mio partito nel Piemonte Sud. Il passaggio è stato forte. Confesso che ho avuto tanti dubbi all’inizio, soprattutto per me, uomo del fare, sul fatto di poter incidere. Poi mi sono ricreduto scoprendo che, in un mondo da me mai esaltato come la politica, se ci si applica e si lavora si può fare tanto. In cinque anni sono quello che ho promosso più leggi, più emendamenti e ho portato il maggior numero di risorse sul territorio oltre ad essere l’unico in Piemonte che è riuscito a modificare statuto e regolamenti.

Non a caso nel suo partito, e non solo, le è riconosciuto un certo attivismo. Più importante fare politica o il territorio?  

Le due cose devono coincidere, sposarsi. Io ho più la vocazione di attenzione alle richieste del territorio, e mi piace dare risposte concrete con risultati alle problematiche che sindaci, associazioni, privati, imprenditori ci sottopongono. Questa provincia merita tanto ma deve essere supportata.

L’accusano di presenzialismo…

Vorrei stare più tranquillo a casa con i miei genitori ormai anziani e miei figli ma se enti e associazioni richiedono la tua presenza non riesco a dire di no. Siamo anche investiti nel nostro ruolo per stare vicino a chi amministra e chi lavora per il territorio.

Ma cosa ci fa in Fratelli d’Italia uno cresciuto alla scuola democristiana di Giovanni Quaglia?

Quaglia è stato il mio maestro come oggi è Guido Crosetto e, non a caso, entrambi arrivano dalla Dc. Dai maestri si può solo imparare. Io sono un moderato con una sensibilità che guarda di più culturalmente alla destra. Nella mia vita ho frequentato tanto le palestre di arti marziali incontrando quasi solo gente di destra e quello è uno degli ambienti in cui mi sono formato.

Pur nuovo al partito, ha sbaragliato la concorrenza di tutti nel congresso provinciale?

È vero, ma la squadra è quella che conta e lavorando con e per il territorio i risultati si raccolgono anche nel proprio partito. Una conquista sia chiaro che è a servizio della Granda.

Tra lei e Cirio non è stato un idillio in questo cinque anni. È ancora il candidato ideale in un centrodestra a trazione Fratelli d’Italia?

Le nostre dispute e i nostri contrasti sono più notizie da giornali che cose reali. Ci abbiamo anche scherzato a lungo sulla storia del caimano e dell’opossum. Alberto Cirio oggi è la figura del centrodestra più importante e ideale per questo Piemonte. Ha una grande capacità di sintesi, di ascolto ed è uno dei migliori, se non il migliore, tra i comunicatori. Il nostro dialogo è continuo, pluriquotidiano direi, su tutte le partite importante della provincia e del Piemonte. Se sarò eletto sarà per me un onore stare al suo fianco ancora i prossimi cinque anni.

Quale è lo stato di salute di questa maggioranza che probabilmente cambierà in maniera sostanziale?

Questa maggioranza è in buona salute. Abbiamo ancora tante cose importanti da fare, il bilancio, la legge di riordino cercando di venire incontro alle esigenze di tanti del territorio, ma riusciremo a fare tutto. È un’aggregazione forte come cinque anni fa, cambieranno gli addendi sicuramente anche con l’incognita di una nuova presenza come la Lista Cirio. Ma se riflettiamo in qualche modo il governo nazionale, che a un anno e mezzo di distanza regge ancora con grande forza grazie a Meloni, direi che siamo sulla buona strada.

L’ha citata, ma questa lista del presidente non rischia di penalizzare le liste di partito e togliere peso politico e sedie?

In generale le liste dei presidenti non mi piacciano mai soprattutto in ambito regionale, perché non aggiungono e questa va a pescare nell’area del centrodestra, spostando solo voti da una lista all’altra. Non posso fare previsioni, ma qualche risultato porterà e qualcuno entrerà in consiglio. L’hanno fatta Zaia, Fedriga, Fontana non si poteva negare a Cirio,

Da consigliere di cosa va fiero in questa legislatura?

Due cose essenzialmente che le promesse fatte in campagna elettorale le ho mantenute e di aver portato risorse consistenti in provincia. 

Quali promesse?

Riaprire il castello di Valcasotto, cambiare la legge sugli abbruciamenti e quella sulle strade di montagna. E poi con gli emendamenti ho portato a casa il Riparti Piemonte, 8 milioni di euro col bonus turismo, il voucher vacanza, premiato come migliore strategia di sviluppo turistico in Europa. E poi le risorse per le strade bianche dai canoni idrici, la legge sulla filiera del legno e la completa asfaltatura del Colle Fauniera. Tutte cose per il territorio.

Che cosa non le è piaciuto?

La trafila burocratica. Da manager pubblico, anche se abituato, posso dire che c’è bisogno di sveltire le trafile, dai passaggi ai tempi delle erogazioni e dunque deve anche cambiare il rapporto tra politica e funzionari.

E cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito?

Due cose che mi piacerebbe cambiassero nella prossima legislatura con Fratelli d’Italia: la governance della montagna che va riveduta, e soprattutto scelte pesanti sulla sanità che ha bisogno davvero di una trasformazione e di una iniezione, di un impegno totale.

Farà dunque l’assessore alla sanità?

Farò quello a cui sarò chiamato, ma ovviamente uno non può improvvisarsi e il mio curriculum è un altro. In cinque anni girando il Piemonte e sentendo la gente ho capito tante cose e ho le mie idee su un’accelerazione necessaria per la sanità piemontese.

Si ricandida? E dove in Regione o in Europa o in entrambe?

Mi ricandido in Regione è certo. Se mi viene chiesto farò una candidatura di servizio per l’Europa, ma credo che Meloni capolista sia una bella risposta alle potenzialità enormi che l’Unione Europea ha. Ma anche qui, come in Regione, occorre confrontrarsi e misurarsi con il territorio e la vita reale e non facendo leggi distanti e a tavolino. Sull’Europa oltre a Meloni sicuramente Mantovani e Fidanza saranno della partita e speriamo anche un piemontese. 

C’è già un’anticipazione della possibile lista cuneese?

No a parte il sottoscritto, perché gli uscenti è deciso si ricandidano. Stiamo preparando una lista che dovrà avere il placet da Roma. 

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