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Lunedì 15 luglio 2024

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“Io, manifesto”: l’arte per la protesta sociale e operaia

A Torino una mostra di manifesti anni ’60-’80 con serigrafie di artisti che hanno prestato la propria arte Laura Fiori, Piero Gilardi, Alessandro Midulla, Pietro Perotti, Bruno Scrascia

La Guida - “Io, manifesto”: l’arte per la protesta sociale e operaia

S’intitola “Io, Manifesto – Serigrafia e dintorni. (Prima puntata)” ed è una mostra unica che s’inaugura oggi, venerdì 8 marzo, alle 18, alla festa “Via Trivero 16 Una nuova primavera” con interventi di Laura Fiori, Alessandro Midulla, Pietro Perotti e Carlo Degiacominella sede di “Volerelaluna”  a  Torino in via Trivero n.16. È una mostra di manifesti anni ’60-’80 di Laura Fiori, Piero Gilardi, Alessandro Midulla, Pietro Perotti, Bruno Scrascia, ovvero di grandi artisti che hanno prestato la loro opera alla protesta sociale, dagli anni ’70 ad oggi.
Una mostra di originali selezionati. Ognuno degli autori ha preparato una selezione di manifesti e un testo personale di presentazione che li accompagna e permette a chi guarda di entrare un po’ di più nel clima e nel percorso di chi li propone. Un video permette di ampliare l’esposizione degli originali.
L’origine dai manifesti serigrafati ha le sue radici in un evento che fece il giro del mondo, contagiando giovani e strati sociali, a partire dagli studenti, sensibilizzandoli alla lotte: il maggio 1968 a Parigi.  Carta di varia dimensione che ebbe una utilità popolare. Una grafica studiata per sollecitare nel pubblico di strada, di muro, (e di officina, di aula,…) nuova consapevolezza per protestare e lottare. Il disegno, le immagini, la parole d’ordine e le frasi significative rispondevano ad una richiesta politica. Le fotografie amplificavano il significato e li collocavano accanto alle persone, ovunque, specie nelle manifestazioni. Tutto questo è successo, non solo come imitazione, ma con originalità e caratteristiche proprie in luoghi di lotta come Torino e la sua area metropolitana ad alta densità operaia. Erano creazioni anche anonime, perché la tecnica era semplice e riproducibile. Telaio, tela, disegno, gelatina fotosensibile, un punto luce sotto vetro opaco, acqua per portare via le parti che lasciavano passare la vernice/inchiostro, spatola, carta… e poi colla nei secchielli con gli spazzoloni o scope. Perché il metodo fosse adottato da tanti, c’erano vere e propre guide che spiegavano le varie fasi del procedimento. Ne uscirono manifesti, fogli, murali di ogni dimensione. 

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