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Giovedì 18 luglio 2024

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Stalking e vernice sui muri dei vicini, condannato un uomo

Prima rapporti cordiali, con tanto di cavallo dato alla figlia. Poi attenzioni considerate morbose verso la ragazza e l'interruzione di ogni rapporto

La Guida - Stalking e vernice sui muri dei vicini, condannato un uomo

Savigliano – È stato condannato dal tribunale di Cuneo il saviglianese accusato di aver molestato per anni i vicini di cascina, arrivando a imbrattare di vernice rossa i muri della loro casa. Eppure i rapporti fra A. C. e la vicina famiglia di allevatori (padre, madre e una figlia) erano stati molto cordiali un tempo, tanto che proprio A. C., appassionato di cavalli, mise a disposizione della famiglia uno dei suoi animali e insegnò alla giovane a montare. Un’amicizia che però venne interrotta bruscamente a causa delle attenzioni dell’uomo nei confronti della ragazzina, considerate morbose. Per troncare completamente i rapporti la famiglia si liberò anche del cavallo vendendolo a un macello: il gesto fece arrabbiare tantissimo A. C. che recuperò l’animale ricomprandolo per 1.700 euro: “Io non glielo avevo regalato ma solo affidato e volevo che mi restituissero la somma che avevo pagato”, ha spiegato l’uomo al giudice. Secondo l’accusa però il cavallo era stato solo il pretesto per mantenere vivo il rapporto con la ragazza, che per lui sarebbe diventata una vera e propria ossessione, tanto da presentarsi a casa dei vicini a ogni ora del giorno e della notte urlando e insultando, e prendendo a calci e pugni la porta di casa anche in piena notte o quando avevano ospiti a cena o clienti in azienda. “Ci mandava continuamente messaggi di insulti sui telefoni – aveva riferito in aula la ragazza – tanto che dopo qualche anno decisi di cambiare numero di telefono, ma lui continuò a molestare mio padre”. Ad aprile 2021 dopo l’ennesima sfuriata davanti a casa, la giovane decise di denunciare l’uomo ai Carabinieri; dopo qualche settimana si verificò il primo episodio di imbrattamento con la vernice rossa. Fino a dicembre 2021 gli episodi sarebbero stati circa dieci, non solo nella casa di Savigliano ma anche sui muri della casa in alpeggio a Marmora dove la famiglia si traferiva con la mandria per l’estate. A luglio la famiglia decise di installare telecamere per riprendere l’uomo nell’atto di imbrattare i muri di vernice rossa, ma da quel momento la vernice veniva messa in bicchieri scagliati da lontano con delle frecce modificate togliendo la punta. E proprio a casa dell’indagato venne nei mesi successivi trovato un borsone con dentro punte di freccia e un tiro a segno: “Il borsone con arco e frecce era mio – aveva spiegato l’uomo in aula – ma lo avevo prestato a mio fratello che lo lasciò in auto da dove venne rubato. Dopo qualche tempo ritrovai nel bosco vicino casa quel borsone con dentro solo le punte delle frecce”. La ragazza provò a far confessare il vicino recandosi a casa sua e registrando la conversazione, ma A. C. nel colloquio di circa un’ora avrebbe sempre e solo ripetuto di essere molto arrabbiato con loro per via del cavallo che gli era stato sottratto e mandato al macello. Anche le riprese delle telecamere non avevano inquadrato con chiarezza l’autore degli imbrattamenti anche se in una ripresa si intravedeva la testa dell’uomo con i capelli raccolti in un codino. Indizi circostanziati che secondo l’accusa avevano dimostrato la colpevolezza dell’uomo per il quale era stata chiesta una condanna a tre anni e un mese di reclusione. Una richiesta condivisa dalla parte civile che ha ribadito come quella del cavallo fosse solo una scusa per stare vicino alla ragazza, tanto che il cavallo era stato effettivamente regalato con tutti i relativi documenti. A conclusione della sua arringa l’avvocato ha chiesto un risarcimento di 50.000 euro per la ragazza e 20.000 euro per il padre. Per la difesa invece nessuno degli indizi raccolti era diventato una prova nel corso di indagini, che si erano limitate a formalizzare le suggestioni della ragazza. L’unico dato certo è che A. C. era molto arrabbiato per la vicenda del cavallo ed è quello l’unico argomento che aveva cercato di chiarire con i vicini nel corso degli anni. Chi invece ha ritenuto quegli indizi precisi e concordanti è stato il giudice del processo che ha condannato l’uomo a due anni e sei mesi per lo stalking e l’imbrattamento disponendo anche una provvisionale risarcitoria di 20.000 euro per la ragazza e 5.000 euro per il padre oltre alla conferma della misura cautelare del divieto di avvicinamento fino al 2025.

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