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Lunedì 22 luglio 2024

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Ti ricordi di Antonio? La scusa per adescare anziani e scippare portafogli

Una serie di episodi di furto aggravato avvenuti nell’estate e autunno del 2018 a Carrù, Fossano, San Michele Mondovì, Racconigi e Revello

La Guida - Ti ricordi di Antonio? La scusa per adescare anziani e scippare portafogli

Cuneo – “Ti ricordi di me? Sono il figlio di Antonio”.  Era questo il metodo utilizzato da C.R. e G.D.G. per avvicinare le loro anziane vittime e con la scusa di dover adempiere alla richiesta del fantomatico ‘Antonio’, tiravano fuori dal bagagliaio del Fiat Doblò delle cassette di frutta marcia. Dopo aver insistito parecchio e aver mandato in confusione gli interlocutori, nel momento in cui questi tiravano fuori il portafogli per dare qualche banconota, i due arraffavano tutto il contenuto e scappavano.
L’indagine partita da Torino, si è estesa anche alla provincia di Cuneo dove sono contestati una serie di episodi di furto aggravato avvenuti nell’estate e autunno del 2018 a Carrù, Fossano, San Michele Mondovì, Racconigi e Revello. Nell’ordine delle centinaia di euro, nel caso di San Michele Mondovì addirittura 400 euro, il bottino degli scippi messi in atto dai due provenienti dal napoletano, che si fermavano per qualche settimana in provincia di Torino per mettere a segno i loro colpi un po’ ovunque in regione.
“Avvicinavano soggetti anziani approfittando della loro debolezza fingendo di conoscerli – ha riferito in aula un’agente della Polizia Stradale di Torino da cui era partita l’indagine -. Trasportavano frutta scadente reperita ai mercati generali e la davano a queste persone chiedendo qualche soldo, ma quando loro mettevano mani al portafogli gli sottraevano tutto”.
“Stavo andando al cimitero – ha riferito in aula la vittima di Racconigi – e questo signore si avvicinò col furgone sorridendo e dicendo che era il figlio di Antonio. Ero stato insegnante alle medie e pensai fosse un mio allievo. Mi disse che suo padre gli aveva detto di darmi la frutta e quando ho aperto il portafogli per dargli qualche euro, mi ha sfilato una banconota da 50 euro ed è scappato”.
Una volta individuati i due soggetti, gli inquirenti hanno messo un localizzatole Gps sul furgone Fiat Doblò intestato alla moglie di uno dei due e li hanno seguiti, arrivando sul luogo del furto pochi attimi dopo che questo era avvenuto. Le testimonianze delle vittime, i loro riconoscimenti fotografici e il tracciamento dei cellulari dei due indagati ha consentito alle forze dell’ordine di raccogliere elementi sufficienti per l’incriminazione.
“Lo spostamento del loro furgone seguito con il Gps che coincideva con il tracciamento dei loro telefoni e l’identificazione dei due da parte delle vittime – ha concluso nella sua requisitoria il pubblico ministero – consente di dire che la prova dei fatti è stata ampiamente raggiunta”.
Per C.R., presente in tutti gli episodi, l’accusa ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione e 1300 euro di multa mentre per D.G.G., la cui presenza è stata accertata solo in due episodi, è stata chiesta la condanna a 3 anni e 6 mesi e 1100 euro di multa. Secondo la difesa invece la richiesta pronunciata dal pubblico ministero era eccessiva poiché l’inchiesta era risultata piuttosto farraginosa  dal momento che  lo spostamento del fascicolo da Torino a Cuneo avrebbe prodotto un duplicato dei processi che in due casi contestati sarebbero già stati giudicati. La difesa ha anche messo in discussione i riconoscimenti fatti dalle vittime e la contestazione del reato, più simile eventualmente ad una truffa che non ad un furto aggravato. Il processo è stato quindi rinviato al 21 dicembre per le repliche e la sentenza.

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