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Mercoledì 17 luglio 2024

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Sei esoscheletri per i pazienti della Riabilitazione dell’Asl Cn1

La Struttura si è dotata di un nuovo dispositivo per favorire il recupero motorio nelle persone con problemi di deambulazione

La Guida - Sei esoscheletri per i pazienti della Riabilitazione dell’Asl Cn1

Esoscheletro ExoBand

Cuneo – Un nuovo presidio di ingegneria biomedica è oggi a disposizione dei pazienti della Struttura complessa di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Asl Cn1 che hanno problemi di deambulazione. La struttura si è, infatti, dotata di sei esoscheletri: tutori per il cammino.

ExoBand in camminata

Come funziona il tutore ExoBand

Ciascun dispositivo è costituito da una cintura e due cosciali collegati tra loro da un meccanismo che immagazzina l’energia generata dalla persona mentre cammina e gliela restituisce al momento di sollevare la gamba, senza supporto di alcun motore, solo grazie ad un ritorno elastico. In questo modo il soggetto beneficia di una spinta che ne migliora la camminata, la postura e l’autonomia. Chiamato “ExoBand”, questo esoscheletro si indossa facilmente ed è molto leggero, il più leggero attualmente presente sul mercato: pesa all’incirca mezzo chilo ed entra comodamente in uno zainetto. Privo di apparecchiature elettroniche, ha un costo contenuto ed è di facile utilizzo per l’operatore che lo deve usare con il paziente. Può essere impiegato per soggetti con disabilità motorie, affetti da patologie che ne hanno determinato una compromissione parziale della deambulazione, aiutandoli a camminare in modo più funzionale e per maggiori distanze.

Una ventina di pazienti già trattati nell’Asl Cn1

“Ogni anno la Struttura di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Asl Cn1  – spiega il direttore della stessa dr. Marco Quercio – visita circa 10.000 persone con disabilità motoria di provenienza sia neurologica sia ortopedica. Abbiamo acquistato due kit ExoBand con diverse taglie da utilizzare per pazienti che afferiscono alle nostre due degenze riabilitative nelle sedi di Fossano e di Ceva. Abbiamo fatto un percorso di informazione e formazione a tutti i nostri 120 terapisti e per ora abbiamo trattato pazienti con esiti di trauma cranico, di ictus, tetraplegici, affetti da sclerosi multipla: complessivamente una ventina di persone con risultati molto incoraggianti”.
L’utilizzo dell’esoscheletro può essere temporaneo o permanente. “Lo abbiano impiegato – puntualizza il dr. Quercio – nella riabilitazione di pazienti con problemi neurologici, ma soprattutto in situazioni miste che hanno portato ad una perdita della deambulazione e con difficoltà di recupero. Nella nostra Struttura generalmente lo usiamo in fase riabilitativa per un periodo compreso tra i 15 e i 30 giorni che si conclude poi con un buon recupero della performance motoria, per cui si arriva ad “ abbandonare” il dispositivo. Ma si presentano anche casi in cui ExoBand contribuisce al recupero massimo, non esaurisce la sua funzione, ma può diventare un ausilio costante, in grado di migliorare la qualità di vita. Da qui la prescrizione per un uso permanente”.

Le origini di ExoBand

L’esoscheletro ExoBand nasce da oltre dieci anni di ricerca nel settore della biomeccanica e robotica ad opera dell’ingegnere biomedico Fausto Panizzolo, fondatore della startup padovana Moveo. Gli studi sono iniziati all’Università di Harvard, poi, dopo anni di sperimentazione e diverse pubblicazioni scientifiche, nel 2021 il dispositivo è entrato sul mercato italiano.

 

 

 

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