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Lunedì 15 luglio 2024

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13.200 dipendenti in agricoltura, ma sui campi cuneesi manca manodopera

Negli ultimi tre anni si è registrata la tendenza ad un aumento dei contratti a tempo indeterminato, i dati di Confagricoltura

La Guida - 13.200 dipendenti in agricoltura, ma sui campi cuneesi manca manodopera

Cuneo – Nei campi dell’agricoltura cuneese manca manodopera. In provincia di Cuneo, nel 2022, sono state 3.232 le aziende assuntrici di manodopera agricola e 13.200 i dipendenti in agricoltura (11 mila assunti a tempo determinato e 2.200 a tempo indeterminato), a fronte di 24.844 pratiche di assunzione, perché ci sono stati lavoratori che, per via della stagionalità delle operazioni nel settore, hanno lavorato in più aziende. Negli ultimi tre anni, inoltre, si è registrata la tendenza ad un aumento dei contratti a tempo indeterminato (+6%) rispetto a quelli a tempo determinato (-5%) e, in generale, ad una crescita dei giorni lavorati.
Sono solo alcuni dei numeri emersi durante l’assemblea annuale di Confagricoltura Cuneo. che si è tenuta a Caramagna Piemonte che ha visto l’intervento di Annamaria Barrile, direttore generale di Confagricoltura e Roberto Caponi, direttore delle Politiche del lavoro, welfare e sicurezza sul lavoro di Confagricoltura ma soprattutto di Elsa Fornero, economista, professoressa onoraria Università degli Studi di Torino ed ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

“L’agricoltura garantisce sempre più occupazione per l’intero anno o una larga parte di questo – ha dichiarato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo – ma la carenza di manodopera base e specialistica ormai è una realtà; le cause sono diverse, ma occorre lavorare per fare diventare più attrattivo il lavoro in agricoltura, specie nei confronti dei giovani. Oggi la manodopera extracomunitaria è sempre più indispensabile, ma bisogna semplificare gli iter di rilascio dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato, che a volte sono un ostacolo nel fidelizzare i lavoratori stranieri rispetto ad altri Paesi europei. In ultimo il costo del lavoro, che incide in maniera eccessiva sulle aziende agricole, soprattutto in particolari settori, ad esempio il frutticolo, dove è la voce maggiore. Servono urgentemente interventi decontributivi e una maggior perequazione contributiva a livello nazionale”.

“Questa provincia – ha concluso Elsa Fornero – è fatta di agricoltura, che non è più quella del passato, ma è un’attività che modella il territorio e determina benessere delle famiglie, anche nei redditi. I problemi del lavoro vanno affrontati perché sono alla base del nostro benessere. Oggi viviamo una complessità chiara che dipende dalle modifiche della nostra società, aumentate molto negli ultimi 15 anni, e dalla successione di diversi shock negativi dal 2008 ad oggi. Dobbiamo affrontare i problemi evitando, però, di caricarli sempre di polemica contro qualcosa o qualcuno. Oggi siamo tornati a superare il tasso di occupazione generale del 60% che avevamo raggiunto 25 anni fa, ma restiamo comunque il Paese europeo con il più basso tasso di occupazione, dietro alla Grecia. Altro tema, poi, è la produttività che genera valore aggiunto: in Italia l’economia si è rifugiata troppo in settori a medio bassa redditività rispetto ad altri Paesi, dovremmo spostarci in settori a più alta produttività e l’agricoltura è senz’altro tra questi”.

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