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Lunedì 22 luglio 2024

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Truffa per 780.000 euro alla Banca d’Alba, soldi finiti in Cina

Presentati crediti fittizi per oltre 2,5 milioni, ottenuta la disponibilità di un terzo del totale e la cifra è subito stata bonificata a società compiacenti

La Guida - Truffa per 780.000 euro alla Banca d’Alba, soldi finiti in Cina

Alba – Una truffa da 780.000 euro alla Banca d’Alba: nella giornata di ieri (giovedì 4 maggio), la Guardia di Finanza di Cuneo ha fatto scattare l’arresto per sette persone (quattro italiani e tre cinesi), su disposizione del tribunale di Asti, per i reati di truffa, riciclaggio e autoriciclaggio. Al centro dell’inchiesta che ha portato alle misure restrittive, un gruppo di persone che hanno fatto “sparire” il denaro dall’Italia verso la Cina, dopo aver sfruttato le procedure bancarie che permettono di regolarizzare i rapporti commerciali tra soggetti economici dando al creditore la possibilità di disporre, sul proprio conto corrente, della somma corrispondente al credito maturato. Il rappresentante legale di una società, con un altro soggetto (che aveva precedenti per truffa e frode informatica), ha presentato alla Banca d’Alba falsa documentazione commerciale che attestava crediti fittizi nei confronti di tre imprese, che erano all’oscuro di tutto. La cifra complessiva era di oltre 2,5 milioni di euro, su cui è stata ottenuta la disponibilità di circa un terzo: 780.000 euro subito trasmessi in bonifico a “società compiacenti – riferiscono i finanzieri cuneesi -, alcune gestite da soggetti di nazionalità cinese, che ne hanno immediatamente riciclato il valore attraverso ulteriori movimentazioni verso la Cina”, secondo quanto riferito dai finanzieri. I trasferimenti di denaro, preventivamente pianificati, sono avvenuti nel giro di poche ore e a cavallo del week end, talché la Banca ha avuto consapevolezza della frode solo dopo che si erano perse le tracce del denaro”.
Sono scattati ingenti sequestri preventivi: quattro abitazioni e altri dieci immobili, nove autoveicoli, i saldi dei conti correnti degli indagati e delle società coinvolte, per un totale di oltre 600.000 euro.

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