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Lunedì 4 marzo 2024

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Queste nostre terre sono geneticamente antifasciste

Il presidente della Regione, l'albese Alberto Cirio ha salutato a nome di tutti i piemontesi il presidente Sergio Mattarella a Cuneo

La Guida - Queste nostre terre sono geneticamente antifasciste

Il presidente della Regione, l’albese Alberto Cirio ha salutato a nome di tutti i piemontesi il presidente Sergio Mattarella a Cuneo.

Benvenuto in Piemonte, Presidente. Anzi, bentornato: per Lei questo è un ritorno, che ci riempie di gioia e di orgoglio. Lei per il Piemonte c’è sempre stato. La Sua è stata una presenza costante, nei momenti più significativi per questa terra. Ricordo le sue tante visite in Piemonte, che ha dato tanto all’Italia e a cui Lei riserva da sempre un affetto di cui andiamo orgogliosi. E ricambiamo con entusiasmo e riconoscenza. Ricordo la Sua visita al Sermig di Torino, cuore pulsante della storia e della tradizione sociale di una città, prima capitale d’Italia, dove sono nate alcune delle istituzioni più importanti di questo Paese: la Corte dei Conti, i Carabinieri e la Guardia di Finanza. E, proprio in questa provincia, ad Alba, lo scorso autunno, Lei è venuto per il bicentenario della nascita di Michele Coppino e il centenario della nascita di Beppe Fenoglio, Erano giorni di ripartenza, finalmente fuori dal periodo della pandemia; era un momento di festa, e lo è stato ancora di più perché Lei era con noi.

Oggi presidente Lei torna qui, in Piemonte, a Cuneo, a onorarci della Sua presenza in una data che ancora una volta non è casuale.
E’ particolarmente significativo infatti che Lei sia qui oggi, per celebrare il 25 aprile, che è la festa di tutti gli italiani. E che per queste terre ha un significato se possibile ancora più profondo. Queste colline, queste montagne, sono geneticamente antifasciste. Il sangue dei nostri nonni e bisnonni, che hanno combattuto il nazifascismo, fa parte del corpo e del Dna di noi tutti. In questi paesi, i partigiani hanno costruito, pagando sulla propria pelle, la libertà del nostro Paese e la ricchezza di cui godiamo oggi. Quella libertà e quella ricchezza che non devono mai essere date per scontate.

Ce l’ha insegnato la pandemia: la libertà è una condizione che si conquista e che va difesa.
Noi qui lo sappiamo bene: nei nostri paesi, le lapidi che ricordano i partigiani e chi ha lottato per la Liberazione hanno sempre un fiore fresco. E’ la testimonianza che il tributo dato dalle passate generazioni alla nostra libertà è un tributo che non si ferma, ma che dura nel tempo.

Ce lo insegna, purtroppo, il conflitto che da oltre un anno sconvolge l’Europa. La guerra, che questo continente pensava di aver archiviato tra gli orrori di un passato destinato a non tornare, è invece qui, a poche migliaia di chilometri da noi.

E, esprimendo anche in questa giornata la nostra vicinanza alle popolazioni vittime del conflitto, abbiamo il dovere di ricordare che la libertà e la democrazia sono una conquista da proteggere e difendere, anche in tempo di pace.

Con questo spirito, Presidente, Le diamo il benvenuto e La ringraziamo per aver scelto di celebrare qui il 25 aprile. Perché anche attraverso la Sua presenza i valori, che questa terra ha coltivato pagando anche un prezzo molto alto, possano continuare a germogliare nei nostri figli, nelle giovani generazioni a cui va l’onere di continuare a combattere per la libertà, portando ogni giorno, simbolicamente, i fiori freschi sulle lapidi dei nostri avi. Per non dimenticare, perché non si può guardare al futuro senza essere ben consci del passato. E perché la libertà che i nostri nonni e bisnonni hanno conquistato per noi è un bene prezioso che dobbiamo essere capaci di consegnare ai piemontesi e agli italiani di domani.

Buon 25 aprile, Presidente. E buon 25 aprile a noi tutti.

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