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Lunedì 22 luglio 2024

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Cinghiali: “Fare di più per gli abbattimenti, invece di frenarli”

Organizzazioni professionali agricole, l'appello alla Regione per un impegno deciso e per un contrasto efficace alla peste suina africana

La Guida - Cinghiali: “Fare di più per gli abbattimenti, invece di frenarli”

Cuneo – Contro i cinghiali e a tutela di agricoltura e zootecnia è l’ora di fare di più, non è certo il momento di rallentare: la sollecitazione giunge da Confagricoltura alla Regione, dopo che nei giorni scorsi sono emersi “stop” alla caccia agli ungulati. Le zone più interessate sono nell’alessandrino, ma in tutto il Piemonte meridionale si teme un rallentamento nella lotta contro la fauna selvatica, perché oltre ai danni ai fondi e alle coltivazioni i cinghiali sono portatori della Psa (peste suina africana) che mette a rischio gli allevamenti di maiali.
“Chiediamo alla Regione di non limitare la caccia al cinghiale – rilancia Enrico Allasia, presidente provinciale e regionale dell’organizzazione professionale agricola -; le operazioni di costruzione della recinzione per contrastare la diffusione della peste suina vanno a rilento e questo problema, in alcuni territori, diventa addirittura un motivo per bloccare gli abbattimenti. Il mondo agricolo è esasperato e non può più subire ulteriori danni”. L’appello giunge in seguito alle decisioni della Regione di bloccare la caccia al cinghiale in alcune aree della provincia di Alessandria.
La Regione, secondo Confagricoltura, “in agosto aveva autorizzato l’esercizio venatorio al cinghiale con l’utilizzo di cani in zona di restrizione I e II, nei soli territori in cui fosse stata completata la recinzione e all’esterno della stessa; all’interno della barriera era invece consentito praticare caccia di selezione al cinghiale in forma singola senza cani ed interventi di controllo ai sensi dell’articolo 19 della legge 157/1992. Tuttavia da settembre, a seguito di una precisa richiesta di alcuni Ambiti territoriali di caccia della provincia di Alessandria (ATC AL4 e AL3), le direzioni regionali competenti in materia hanno comunicato che, dal 2 ottobre, in tutto il territorio dell’ATC AL4 (zona di restrizione I e zona di restrizione II esterne alla recinzione) non è più consentita l’attività venatoria al cinghiale con utilizzo di cani, ad eccezione dei territori ricadenti nelle aziende faunistiche venatorie e nelle aziende agrituristico venatorie. Invece nel comprensorio dell’ATC AL3, in accoglimento della relativa richiesta, non è permessa l’attività venatoria al cinghiale in tutte le sue forme. Analogo divieto vige anche per le aziende faunistiche venatorie e aziende agrituristico venatorie ricomprese nell’ATC AL3”. Provvedimenti simili riguardano anche altre aree, sempre nell’alessandrino.
“Siamo spiacevolmente sorpresi da questa decisione – aggiunge Allasia – perché dopo le nostre ripetute sollecitazioni, che avevano portato nei mesi scorsi la Regione ad assumere provvedimenti finalizzati a dare impulso all’attività di depopolamento dei cinghiali, ci troviamo ora di fronte a una battuta di arresto francamente poco comprensibile e assolutamente non condivisibile. Porre limitazioni all’attività venatoria non aiuterà certo a migliorare le percentuali di abbattimento, che al momento sono totalmente insoddisfacenti e a risolvere il problema della Psa”.

 

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