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Lunedì 9 marzo 2026

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Reintegrati in Bottero, battaglia per il lavoro e le regole

La Guida - Reintegrati in Bottero, battaglia per il lavoro e le regole

Cuneo – Sulla vicenda dei sei lavoratori Bottero reintegrati dal Tribunale, la Fiom Cgil cuneese si rafforza e torna a chiedere un piano industriale per l’azienda, oltre al rispetto delle regole sul lavoro. Accanto ai vertici Cigl e Fiom ci sono anche i sei addetti: si tratta di Elena Serrao, Andrea Fiorino, David Bertaina, Ezio Quaranta, Diego Pellegrino e Roberto Olmo (tra loro ci sono anche persone che appartengono alle categorie protette e delegati sindacali della stessa Fiom, che contesta il mancato confronto e rispetto dei parametri). Nelle loro parole c’è la soddisfazione per aver ottenuto giustizia, ma anche l’impegno ad andare avanti, anche per altri lavoratori a rischio; per assurdo, se invece verrà chiesto loro di non varcare i cancelli pur percependo lo stipendio (e qualche precedente c’è anche nella storia del nostro Paese), “sarà la conferma lampante che si trattava di licenziamenti discriminatori”, sottolinea Barbara Tibaldi, segretaria provinciale Fiom. Che aggiunge: “Con questa vicenda l’azienda ha lanciato un doppio segnale, ovvero la volontà di mettere fuori per persone deboli, fragili, e anche i rompiscatole”. Per parte sua, l’azienda fa sapere che "proseguirà nell’iter legale secondo i termini previsti dalla legge". Com’è oggi il clima nell’azienda cuneese? “Non è positivo – rispondono i rappresentanti sindacali – ed è appesantito da minacce più o meno velate di nuovi licenziamenti. Il livello organizzativo è peggiorato, ma il lavoro c’è. Alcune lavorazioni sono affidate a ditte esterne e cooperative, già coinvolte subito dopo i tagli, mentre alcuni reparti sono rimasti sotto organico. E poi alcuni se ne sono andati spontaneamente, anche a livello dirigenziale, con persone capaci che sono passate alla concorrenza. La situazione sembra un po’ sfuggita di mano”. Dal punto di vista più generale, poi, i sindacati sono in attesa di un incontro sul piano industriale, per capire su quali strategie e linee intende puntare l’azienda: “Ora la Bottero e la sua associazione datoriale devono dirci che cosa vogliono fare – afferma Davide Masera, segretario provinciale Cgil -. Questo tessuto economico ha tenuto, con molte aziende sane che hanno saputo investire, mentre altre non hanno dimostrato volontà di crescere. Crediamo che ci sia anche una responsabilità di Confindustria, che su certi punti non è certo dinamica o addirittura propone scelte incomprensibili, come il potenziamento dei voucher, mentre noi ne chiediamo l’abolizione”.“Confindustria è un’associazione, come noi – continua la Tibaldi -, e quindi la sua forza e il suo senso dovrebbe essere anche la capacità di evitare o comunque risolvere i conflitti, di portare su una strada di confronto e dialogo. Però finché dobbiamo cercare le soluzioni attraverso le manifestazioni o tramite la giustizia, significa che questo dialogo non c’è più, mentre in Bottero, ad esempio, le relazioni sindacali sono state molto positive fino ad alcuni anni fa. Preferiremmo una stanza, per il confronto, ma se ci tocca continueremo a stare in strada o in tribunale”.

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